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DENIM: che passione!

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Il diretto antenato del Denim è il fustagno genovese, un materiale resistente e di colore blu, comunemente utilizzato nel Cinquecento per confezionare i sacchi per le vele delle navi o coprire le merci nel porto. In Italia, il nome blue-jeans deriva dal termine Blue-de-Genes (Blu di Genova), mentre in Inghilterra la parola Denim deriva dalla città francese di Nimes che si contende l’origine del tessuto con la cittadina piemontese di Chieri.

Inizialmente si presentava come un mix di lino e cotone, mentre si afferma il denim interamente in cotone solo quando quest’ultimo diventa molto diffuso ed economico. Nella seconda metà dell’Ottocento, invece, il mercante di tessuti bavarese Levi Strauss cercò di commercializzare il denim ai minatori della California per farne teli per tende e carri, ma ciò che chiedeva il mercato in quel momento non erano teli ma pantaloni da lavoro resistenti. Proprio per la sua economicità, praticità e resistenza, il denim fu così utilizzato per la produzione e commercializzazione di tute da lavoro. Dopo oltre 150 anni, il jeans è ancora sulla cresta dell’onda grazie al suo spirito trasversale e versatile.

Infatti, le passerelle internazionali lo propongono ogni anno in diversi modelli e tonalità. Il denim viene utilizzato non solo per pantaloni o giacche, ma anche per sneakers, zaini, fermagli per capelli, gilet e molto altro ancora. Proprio quest’ultimo è ormai uno dei capi più trendy e fashion degli ultimi tempi. Basta indossare uno smanicato in denim su una t-shirt, ed un outfit inizialmente semplice e banale diventa improvvisamente l’emblema dello street fashion. Ma non solo… Non ti resta che scegliere i tuoi articoli rigorosamente in denim su Shopalike.it! Di seguito, alcuni suggerimenti…

Sneakers in Jeans, Spartoo.it

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Jeans, Spartoo.it

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Cappellino, Cappellishop.it

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Camicia in Jeans, Penelope47.

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Perchè Shopalike.it?

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Perchè essere presenti sul Web? Perchè è il mercato a chiederlo. Se i clienti sono online, anche un business con obiettivi di crescita in termini di fatturato, brand awareness e visibilità internazionale dev’essere presente.

Il processo decisionale del consumatore finale è cambiato: sotto la spinta di un bisogno ancora non ben definito, si procede con la ricerca di informazioni interrogando Google, il quale riesce a dare sapientemente i risultati più pertinenti.

Di conseguenza, il cliente si è evoluto verso un profilo sempre più oculato, informato, attento al rapporto qualità/prezzo, proattivo e digitale.

Tuttavia, un normale sito web o un portale e-commerce non sono sufficienti. Occore anche saper divulgare, comunicare e promuovere la propria presenza online. Quindi, a seconda della strategia di web marketing pianificata, si decide se investire in digital PR, SEO, SEA, SMM o link building e se essere presenti su aggregatori di e-commerce o su comparatori di prezzi.

Di certo, per ottenere grandi numeri in termini di visualizzazioni e conversioni non si può non puntare su Shopalike.it.

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Dal 2009 Visual Meta GmbH opera su una multitudine di piattaforme per lo shopping in tutta Europa, sotto il comune brand di LadenZeile e Shopalike.

Visual Meta lavora con più di 6000 rivenditori online partner collocati in 16 diversi paesi del mondo , tra cui Amazon, Zalando, Esprit e molti altri.

L’azienda conta più di 140 dipendenti, ha sede a Berlino e fa parte di Axel Springer SE, una delle principali società europee di media.

Lo scopo per cui è nata Visual Meta è la creazione di un motore di ricerca per la moda, con la possibilità di fare acquisti online, ma senza fornire stoccaggio e trasporto. Ed oggi è una delle realtà più importanti del settore che dà la possibilità agli utenti di comparare un gran numero di articoli e prezzi al fine di trovare il prodotto desiderato, mentre permette ai clienti partner di esporre i propri assortimenti ed ottenere potenzialmente visualizzazioni e conversioni.

Mai più senza Shopalike.it.


Karl Lagerfeld al supermercato con Chanel

Qual è il posto meno fashion in assoluto? Quello in cui, nell’immaginario comune, è possibile incontrare donne in tuta o con discutibili pinocchietti, mollettone tra i capelli e Crocs ai piedi?

La risposta è ovviamente il supermercato, emblema di ineleganza in cui spesso persino le celebrities sono state paparazzate con capelli arruffati, felpa XXXL color topo e occhiali per nascondere le occhiaie. Questo fino ad oggi. Perché questa mattina Herr Karl Lagerfeld ha trasformato il supermercato nel luogo più fashion in assoluto, ricreandolo fedelmente all’interno del Grand Palais di Parigi per la sfilata di Chanel Autunno/Inverno 2014-2015.

Le modelle, tra cui l’ormai onnipresente Cara Delevingne, hanno sfilato tra scaffali, manifesti ineggianti a sconti e promozioni sui prodotti e prodotti veri e propri, con tanto di logo Chanel impresso su confezioni di fette biscottate, “Coco Flakes”, l’olio vegetale “Cocolza” e tantissimi altri prodotti, dalle bevande al tabasco, dai sacchi della spazzatura agli zerbini.

Nel vedere le foto, incluse quelle delle celebrities tra cui Rihanna e Keira Knightley che si aggirano per gli scaffali nel dopo sfilata con i carrelli, la voglia che assale è quella di fiondarsi allo Chanel Shopping Center più vicino e fare incetta di tutti questi prodotti targati con la doppia C. Durante la sfilata la musica di Rihanna e Lady Gaga era spesso interrotta dagli altoparlanti che annunciavano sconti e, nel finale, l’imminente chiusura del supermarket.

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fonte: Twitter @CHANEL

Ah si, perché c’è stata anche la collezione. Che però, ammettiamolo, passa in secondo piano rispetto alla minuziosa cura dei dettagli con cui il supermercato è stato creato. Per la cronaca, se siete amanti dei cappotti allora questa collezione vi piacerà: perché per le prossime stagioni fredde Chanel propone tanto tweed, giacconi matelassé e colori pastello abbinati a tonalità metalizzate come l’argento. E poi sneakers, fuseaux, borse-cestini della spesa e giacche bouclé. La bellezza di Lagerfeld è la capacità di mantenere sempre i tagli classici rivisitandoli in chiave contemporanea, come a volerci suggerire che il passato è qualcosa di imprescindibile e sempre presente in Chanel, attraverso la figura di Coco.


Au jour le jour: ecco perché ci piacciono

Conclusa la Milano Fashion Week Autunno Inverno 2014/2015, sul web si continua a parlare di un solo brand, che ha catturato l’interesse di Re Giorgio Armani ma anche l’attenzione di moltissime fashion addicted nel mondo.

Parliam0 di Au jour le jour. Dietro a questo marchio dal nome francesizzante ma italiano fino al midollo si celano due giovani che con la moda, almeno fino a ieri, avevano poco a che fare: Mirko Fontana, 33enne laureato in economia aziendale con master in media relations, e Diego Marquez, ingegnere edile di 37 anni, nel 2010 hanno deciso di correre il rischio lasciando il comodo e sicuro posto fisso per inseguire il patinato mondo della moda. Nonostante siano ancora all’inizio della loro carriera possiamo già dirvi che di strada ne faranno parecchia.

In primis perché sono stati scelti da Giorgio Armani per sfilare all’Armani Teatro, in via Bergognone a Milano, celebre per essere il luogo in cui da quattro fashion week lo stilista piacentino dà la possibilità di sfilare a promettenti giovani nomi della moda. Il motivo della scelta è semplice: il vincente duo ha sfruttato i trascorsi “logici” della loro formazione per lanciare il marchio in maniera lucida e strategica, con una forte spinta imprenditoriale dettata dallo studio sul marchio, sul suo posizionamento, sulla distribuzione e sul modo in cui comunicarlo: Au jour le jour è, infatti, un brand che punta molto sui social, con un profilo Facebook, Twitter e Instagram che annovera, tra i molti followers, anche nomi noti della moda e dello show business. E’ stata tutta questa voglia di socialità ad aver convinto Armani, il quale ha motivato la scelta di farli sfilare nel suo teatro con queste parole:

Mi piace il modo in cui i giovani designer, oggi, cercano di affermarsi, usando ogni tipo di canale. Ammiro l’intraprendenza e ho deciso di sostenerla.

Altro motivo per cui scommettiamo su Au jour le jour è lo stile un po’ chic un po’ casual che nasce da ogni collezione: stampe forse già viste ma sempre pop e quindi sempre valide, un uso giocato dei colori e dei tessuti che funziona, uno styling di certo non casuale ma studiato fino all’ultimo dettaglio. Se al mix di cose positive si aggiunge il fatto che il brand produce rigorosamente in Italia, allora non possiamo che ribadire il concetto: il duo di Au jour le jour farà strada, soprattutto se inizierà ad andare oltre alle stampe e ad osare di più.

 

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Da sinistra

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Vestito corto 2

Vestito corto 3


Sanremo 2014: Noemi ft. la gruccia

Poche persone possono permettersi di indossare vestiti attillati. Poche persone possono permettersi di indossare vestiti dai colori improbabili e difficili: se il detto dice “chi di verde si veste della sua beltà si fida”, a meno che non abbiate una carnagione ambrata, come colore è meglio evitare il verde e tutte le sue cinquanta sfumature, dall’oliva allo smeraldo. Se invece avete i capelli rossi, una carnagione funerea e capelli color rossarancione, allora dovreste proprio evitare il rosa pallido/cipria.

Noemi non l’ha capito, e durante la seconda serata di Sanremo ha debuttato sul palco dell’Ariston con un vestito della maison Gattinoni Couture. Presentato ad Altamoda AltaRoma 2014, ammettiamolo, l’abito in passerella faceva la sua figura. Vuoi per il fisico, vuoi per il makeup delicato, vuoi per il normale colore di capelli della modella. Persino quella “collana” che Selvaggia Lucarelli ha giustamente paragonato ad una gruccia sulla passerella aveva il suo perché: perché conosciamo lo sperimentalismo di Guillermo Mariotto e di Gianni De Benedettis, rispettivamente designer Gattinoni e orafo designer di futuroRemoto, ma soprattutto perché in passerella si può vedere di tutto, dalle maschere che coprono integralmente i volti dei modelli di Martin Margiela alle borse hula-hoop di Chanel. Appunto, in passerella: non è che poi per strada andiamo in giro con il volto coperto di cristalli Swarovski e con un cerchio per borsa.

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fonte: Twitter @stanzaselvaggia

A Noemi, o meglio alla sua stylist, questo semplice ma fondamentale concetto è sfuggito: ecco quindi la cantante lanciarsi nell’interpretazione delle due canzoni scatenando nello spettatore una vera emozione. Non tanto dovuta alla sua indiscutibile ugola d’oro quanto al mix di colori che cozzavano tra loro. Non contenta, ci riprova nella terza serata, con un abito ancora firmato Gattinoni, stavolta nero. Ma ha sbagliato ancora una volta, perché l’abito in questione ha delle linee verticali altezza fianchi. E le linee verticali, per dare l’effetto tanto desiderato, devono stare all’altezza giusta. La canzone comunque merita, Noemi in generale ci piace, speriamo in una sua vittoria.

Nel caso abbiate perso l’abito:

Lo so, non siamo architetti né ingegneri, ma anche nella moda è tutta una questione di proporzioni. Prima noi donne lo capiamo, meglio è.


Pharrell e i jeans di plastica G-Star

Il poliedrico Pharrell Williams non se ne lascia scappare una. Il cantante americano, ultimamente tornato all’onore della cronaca musicale per la collaborazione con i Daft Punk in “Get Lucky”, con Robin Thicke in “Vlurred Lines” e per il brano “Happy”, colonna sonora di Cattivissimo me 2, ha presentato alla Settimana della Moda newyorkese una nuova collaborazione: quella con il brand G-Star Raw.

Che Pharrell fosse un amante del mondo della moda era chiaro già da tempo: da co-creatore di due linee di moda quali Billionaire Boys Club e Ice Cream Footwear a icona di stile, che sul red carpet ama stupire, come ai Grammy Awards di quest’anno, dove ha sfoggiato un cappello da renger in versione oversize firmato Vivienne Westwood che ha da subito scatenato l’ironia della rete. Tutti a chiedersi “What’s Under Pharrell’s Hat?”, e la risposta non è tardata ad arrivare.

Ora Pharrell sembra aver scoperto la sua vena ambientalista. Scopo dell’operazione “RAW for the Oceans“, infatti, è creare una nuova tipologia di denim dalla plastica dispersa nel mare. Questo innovativo programma di salvaguardia delle acque vede l’entrata in campo di Bionic Yarn, label di abbigliamento ecosostenibile che dal 2009 è entrata nelle grazie di Pharrell. Negli spazi del Museo Americano di Storia Naturale il cantante ha esposto la filosofia e gli intenti del progetto in una clip formato cartoon, che mostra come sia possibile ottenere il tessuto denim dalla plastica che si trova negli oceani, soprattutto lungo le coste del Pacifico. La collezione realizzata con materiali riciclati recuperati dagli oceani sarà nei negozi dall’agosto 2014 e la collaborazione sembra volersi estendere anche nei prossimi anni. Oltre alle collezioni stagionali congiunte, G-Star integrerà il materiale Bionic Yarn nelle linee di prodotti esistenti.

In definitiva grazie a Pharrell possiamo stare tranquilli e tirare un sospiro di sollievo: Ariel la Sirenetta potrà continuare a cantare insieme ai pesci “In fondo al mar” senza rischiare di morire soffocata da una busta di plastica e noi comuni mortali, durante le nostre vacanze al mare, non rischieremo più di scambiare la stessa busta di plastica per una terrificante medusa.

 


Breve riflessione sugli outfit da sfilata

La New York Fashion Week è iniziata ieri all’insegna dei problemi  logistici. Sembra infatti che buyers e fashion editor siano costretti a correre da una parte all’altra della città per assistere alle 69 sfilate ufficiali, sparse tra Manhattan, Wall Street, Brooklyn, Chelsea e Tribeca. E se chi non vuole perdere la passerella di Alexander Wang è costretto ad attraversare l’East River, la domanda che sorge spontanea è come faranno le famose facce da front row che non hanno la fortuna di avere a disposizione un autista personale a farsi fotografare dagli street photographers che, fuori dalle sfilate, aspettano di immortalare l’outfit perfetto dell’ultima fashion blogger.

Spostarsi con i mezzi pubblici è evidentemente l’unica soluzione per studenti di fashion design, aspiranti it-girls, sedicenti editors di semi-sconosciute riviste di settore, semplici curiosi che sperano di vedere da vicino le celebrities. Considerando che, quando si va alle sfilate, la regola d’oro è “vestirsi anche male basta che sia strano abbastanza da attirare l’attenzione”, il nostro pensiero và a quel numero infinito di donne che avranno la malaugurata idea di indossare tacchi a spillo di 15 centimetri e con i quali saranno costrette a prendere autobus, scendere in metropolitana e correre per la strada per non perdere i flash che precedono la sfilata di Victoria Beckham o Carolina Herrera.

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Capospalla Wunderkind

Giacca Comme Des Garçons

Soprabito Vionnet

Ma qual è l’outfit perfetto da indossare quando si ha la fortuna di ricevere il tanto agognato invito per una sfilata? Non necessariamente tacchi, non necessariamente un vestito, non necessariamente qualcosa di firmato. La cosa fondamentale (e chi scrive parla per esperienza personale) è indossare qualcosa che sia espressione di quel buon gusto che in genere è innato in chiunque ami la moda e la consideri una forma d’arte. L’eleganza, infatti, può essere eccentrica ma non dev’essere ridicola. Perciò se siete amanti dei colori in occasione delle fashion week optate per quelli fluo, mentre se siete più dark e il vostro guardaroba contempla solo capi neri, forse è il caso di aggiungere del bianco, perché il black&white è sempre chic, persino nel caso di un pigiama. Altro consiglio è quello di sbizzarrirsi con i cappelli, perché danno decisamente il tocco in più ad un outfit.

Se si tengono a mente queste semplici dritte dettate dalla logica e si segue la massima, tanto banale quanto vera, di “essere sé stesse”, allora non resta che aprire l’armadio e scegliere ciò che si vuole indossare. Se invece volete solo colpire perché siete vestite male, potete sempre prendere spunto da Anna Dello Russo, tenendo però a mente che se quando arriva alle sfilate l’attenzione è tutta per lei, non è perché è vestita bene, ma perché LEI è Anna Dello Russo.

 


Lorde: bella, brava e cool

Chi è questa Lorde di cui tutti parlano, soprattutto dopo i Grammy Awards di qualche giorno fa che hanno visto, tra i vincitori, la stessa Lorde e i Daft Punk?

Diventata celebre in tutto il mondo con “Royals“, canzone che in Italia è stata sdoganata dallo spot di un celebre smartphone, Ella Maria Lani Yelich-O’Connor alias Lorde ha subito colpito tutti per due cose: la splendida voce e l’allure stile “bambolina gotica”. Quell’aria un po’ tragica, trasognata e sofisticata, unita ad una cascata di riccioli e ad un immancabile rossetto scuro l’hanno in breve tempo trasportata nell’olimpo delle fashion icon del momento, tanto da essere celebrata da un uomo che non si lascia andare spesso ad apprezzamenti, Mein Herr Karl Lagerfeld.

 

 

Il motivo? Un innato senso dello stile che trascende marchi e tendenze: la piccola Lorde, a soli diciassette anni, sa perfettamente cosa indossare per esprimere appieno la propria personalità, e se è vero che non si fa mai consigliare da nessuna stylist su cosa indossare, allora abbiamo la conferma di un talento naturale, tanto nella musica quanto nella moda. Basta cercare in rete “Lorde style” per trovare tantissimi outfit in cui dominano il nero e le trasparenze, insieme a qualche accenno di bianco e tanta, tantissima pelle. Amante di creepers e scarpe derby, il suo stile si potrebbe definire vagamente inglese, data anche una buona dose di tartan: in definitiva, Lorde è squisitamente cool, lontana anni luce dello stile un po’ trash di Miley Cyrus che in intimo lecca un martello.

Forse è per questo che piace: moderna Juliette Gréco nel look, il suo essere consapevolmente rock nel vestire è lontano dal gusto fin troppo francese di Taylor Swift che, ammettiamolo, dopo un po’ stanca. Se vi piace lo stile di Lorde ma non siete pronte ad indossare sempre e solo nero, il nostro suggerimento è fare incetta di cipria schiarente e rossetti in tonalità scure quali viola e nero. Risulterete abbastanza rock-sophisticated senza scadere nell’effetto Morticia Addams.


Quattro idee regalo per S.Valentino per quattro tipi diversi

San Valentino si avvicina e noi non potevamo non proporvi alcune idee regalo per la festa degli innamorati, attesa (non è detto) da chi è in coppia, temuta dai single. Consapevoli del fatto che ci sono millemila tipi diversi di partner abbiamo provato a raggrupparli in quattro grandi gruppi, anche a costo di sembrare riduttivi e semplicistici.

1 Il partner sportivo. Il suo stile di vita è all’insegna dello sport e del fitness. Generalmente ha il corpo palestrato, è attento ad un perfetto bilanciamento di carboidrati e proteine e preferisce una tanto intensa quanto estenuante sessione di palestra a qualsiasi altra attività. Qualunque sia il sesso del vostro partner il regalo perfetto è ovviamente un attrezzo sportivo. Qualunque esso sia, poco importa: l’importante è che l’utilizzo dell’attrezzo in questione implichi un notevole dispendio di energie/calorie.

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2 Il partner nerd. Conosce a memoria trame e nomi dei personaggi di serie tv, videogiochi e film di fantascienza. In genere fissato/a con Star Wars e, ultimamente, con Game of Thrones, il regalo ideale è una t-shirt o un gadget del suo film preferito. Se ci tenete a frequentarlo ancora per i prossimi mesi, sarebbe meglio evitare l’ultimo capitolo di una saga di videogames tipo “Assassin’s Creed” o “Call of Duty”: potrebbe sparire fino a quando non avrà sconfitto l’ennesimo boss di fine livello.

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3 Il partner modaiolo/estroso. E’ un partner che non bada a spese o che, comunque, è attento agli ultimi trend. E’ la classica persona con cui ci si diverte a passeggiare per strada perché gli occhi sono tutti per lui/lei, che sembra appena uscito/a dal front row di una sfilata o da un fashion blog o da entrambe le cose. Il regalo perfetto? Non necessariamente qualcosa di firmato, ma apprezzerà sicuramente un paio di scarpe dal design estroso o che siano vagamente classiche. Concordiamo sul fatto che il concetto di “classico” sia alquanto relativo, soprattutto nel mondo della moda.

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4 Il partner hipster. Odia i romanticismi di ogni sorta, troppo ‘mainstream’ per i suoi gusti. Di conseguenza odia anche San Valentino, che considera una festa votata esclusivamente al consumismo, seconda solo al Natale. Voi però non riuscite ad esimervi dal fargli un regalo, quindi le alternative sono due: con “Alla ricerca del tempo perduto” di Sartre andate sul sicuro, ma poiché non lo leggerà mai (a volte occorre essere sinceri e brutali), con una camicia in flanella, meglio se rossa, non potete proprio sbagliare.

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Tavola Snowboard Burton

Step Body Care

T-shirt Star Wars Uomo

T-shirt Star Wars/Angry Bird Donna

Scarpe Derby Redskins

Décolléte Nere Fornarina

Camicia rossa uomo Burton

Camicia donna Aglini


BB & CC. Creme all in one

Se alle sigle “BB” e “CC” associate “Breaking Bad” e “Caterina Caselli” siete sicuramente ferrati in materia televisiva e musicale, un po’ meno in materia di bellezza. Perché le BB Cream e le loro eterne antagoniste, le CC Cream, hanno fatto la loro comparsa in Italia già da qualche anno, dopo aver fatto strage di “cosmetic addicted” di ogni età in Oriente.

Nel nostro paese, un paio di anni fa, siamo state assalite dalla pubblicità di un noto marchio di cosmetica, che ripeteva come un mantra “BB-BB-BB!”: nel giro di poco tempo ne parlavano tutti i giornali, e all’improvviso ogni casa cosmetica ha iniziato a produrre la sua BB Cream, sponsorizzandola come l’intruglio miracoloso per la pelle, la panacea per tutti i mali che affliggono l’epidermide del viso, dall’acne alle rughe. E allora miriadi di beauty bloggers hanno cominciato a parlarne e a recensirle, anche se la funzione di queste creme continua ad essere un mistero per tutte. In tanti ci hanno provato, ma sembra che nessuno riesca a capire a cosa servano queste BB Cream e, soprattutto, dove e quando vanno messe: prima o dopo la base del trucco? O sono proprio le BB Cream una base per il trucco? Noi proveremo a fare chiarezza, ma non è detto che ci riusciremo.

Il “BB” sta per “Blemish Balm“, ovvero “balsamo per i difetti”: qualunque sia il vostro difetto di pelle, la BB lo risolverà. Al trattamento per la cura della pelle sono uniti dei pigmenti colorati, e il risultato è una crema che cura la pelle e nel frattempo la colora. Se prima eravamo solite stendere una base di crema idratante prima del fondotinta, ora possiamo ottimizzare il nostro tempo perché la BB Cream unisce le due cose. In molti, però, ritengono che la BB sia una base ma non un primer, quindi si: il primer bisogna continuare ad usarlo, mentre sul fondotinta da stendere sopra gli esperti non hanno ancora raggiunto un accordo, ma in molti lo sconsigliano.

Secondo molti, però, la BB non è abbastanza coprente. Allora entra in scena la CC Cream, dove “CC” sta per “Coloured Cream” o “Color Correcting Cream”: la sua texture molto più leggera ha il compito di correggere e nascondere rossori, macchie e pori, lasciandoci un incarnato perfetto. Se vi state chiedendo se BB e CC Cream vadano mischiate, la risposta è no: la CC è un’evoluzione della BB, e comunque mischiandole otterreste un pesante incarnato color mattone poco naturale, quindi il nostro consiglio è di evitare.

In definitiva, la BB fa per voi se non avete molta necessità di coprire la pelle, mentre se avete un bel po’ di difetti sull’epidermide, allora dovreste decisamente optare per la CC. Più di questo, possiamo solo consigliarvi un paio di prodotti.

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BB Cream Rimmel London SPF25

CC Cream Max Factor SPF10